Lo Yoga che insegno

Il metodo Yoga Viniyoga nasce da due grandi maestri indiani, Sri Krishnamacharya e suo figlio, Sri T.K.V. Desikachar, autore del bellissimo testo “Il cuore dello yoga”. Non si tratta dell’ennesimo “stile”di Yoga ma piuttosto di come esso viene insegnato.

Viniyoga è un termine sanscrito che troviamo nello Yoga Sutra (III.6),il celebre trattato del saggio Patanjali. Esso indica una progressione graduale che conduce all’obiettivo in modo attento e intelligente.

In parole povere si tratta di capire, attraverso l’osservazione, quale è il punto di partenza dello studente e di fornirgli gli strumenti adatti per la sua crescita. Essi comprendono le posture, le tecniche di respirazione e di meditazione.

L’insegnante Viniyoga si sforza di aiutare l’allievo a trovare le sue risorse, a liberare il suo potenziale e a ridurre ciò che ne ostacola la crescita. Come il contadino elimina le pietre che ostruiscono i canali, in modo che l’acqua possa irrigare i campi, così il lavoro con lo yoga è quello di rimuovere ciò che ostacola il percorso del praticante. A livello fisico, eliminando rigidità e dolori; a livello energetico, attraverso il respiro; a livello mentale e emotivo attraverso l’uso di visualizzazioni, mantra e bhavana. La pratica porta libertà interiore e profonda pace.

“Quando la consapevolezza del respiro diventa il legame tra il corpo e la mente”

TKV Desikachar

La personalizzazione della pratica

Nel metodo Viniyoga la pratica si svolge in gruppo o individualmente. Nel primo caso si tratta di piccoli gruppi, solitamente non più di 10 persone, in modo che l’insegnante abbia modo di osservare e interagire con ciascun allievo.

Le individuali invece sono dirette al singolo e seguono il metodo tradizionale con cui si insegnava yoga in origine: la relazione a due, insegnante/studente.

Lezioni di gruppo

L’insegnante, attraverso un’attenta osservazione degli studenti, adatta a ciascuno le posizioni e la loro durata. Gli studenti, sviluppando a loro volta una sempre maggiore consapevolezza di se’, apprendono a dosare gli sforzi e a mantenere l’asse principale della postura.

Lezioni individuali

La personalizzazione è ancora più affinata. L’insegnante lavora con un singolo allievo, tenendo conto del suo stato di salute, della sua età, dei suoi obiettivi, delle sue abilità, etc. Allo studente viene rilasciata una pratica che egli ripeterà a casa per un certo periodo di tempo, per poi recarsi nuovamente dall’insegnante per verificare e variare la pratica in base ai risultati ottenuti.

Bhavana

Esso stabilisce il punto di vista che si decide di mantenere nella sessione di yoga. Il bhavana può avere diversi supporti: il respiro, le sensazioni in una o più parti del corpo, l’apertura di una zona, la stabilità, la leggerezza, o anche una regola di comportamento nei confronti di se stessi o degli altri (yama o niyama), ad esempio la nozione di non violenza (Ahimsa). Anche un suono, un mantra,  può essere utilizzato come bhavana, gli effetti a livello mentale saranno molto potenti.  Le posture, le tecniche di respirazione e i tempi di introspezione sono ingegnosamente associati al bhavana, che offre agli studenti nuove conoscenze sulla loro pratica. È molto arricchente vivere una stessa posizione alla luce di diversi bhavana.

Progressione ed equilibrio

Gli esercizi più difficili sono preparati da quelli precedenti con una sequenza progressiva. Sequenze dinamiche si alternano a  posture mantenute in statica, in una sapiente combinazione che sviluppa la conoscenza del  corpo, la padronanza  del respiro e la capacità di concentrazione della mente. L’ordine in cui vengono eseguiti gli esercizi non è casuale ma è studiato con attenzione per offrire al praticante un percorso armonioso e bilanciato. Le contro-posizioni sono molto importanti: agiscono da compensazione e proteggono  il praticante dal dolore o dalla tensione che può accompagnare le posture più impegnative.

Respirazione ritmica e consapevole

Come regola generale, ispiriamo durante l’apertura e nei movimenti di espansione, espiriamo nei movimenti di chiusura e contrazione. In alcuni casi questa regola viene invertita per sperimentare un effetto e una prospettiva diversi. La respirazione invita il corpo fisico e il sistema nervoso a rilassarsi e, di conseguenza, rilassa la mente. Durante la sessione vengono proposti diversi modi di respirare a seconda dell’effetto che si vuole produrre: energetico, rilassante, equilibrante. Ad esempio la respirazione addome/torace, il respiro di gola o ujjayi, le ritenzioni del respiro, le variazioni sul ritmo e sulla durata, ecc.

Stabilità e benessere (sthira e sukha)

La maggior parte degli insegnanti di yoga fa riferimento alla raccolta di versi chiamati yoga-sutra di Patañjali. Nel capitolo II, aforisma 46, Patañjali definisce la postura mediante la presenza simultanea di due qualità: Sthira sukham āsanam (ferma e comoda dovrebbe essere la postura). Sthira significa fermezza, stabilità. Sukham sta per avvicinarsi al benessere e lasciarsi andare. L’uno e l’altra sono intimamente connessi, così che uno è perfetto solo in presenza dell’altro: “È l’attenzione senza la tensione, il rilassamento senza la morbidezza”, secondo il commento di TKV Desikachar. Nello spirito viniyoga l’atteggiamento di ascolto è fondamentale: durante una postura e tra ogni postura, l’insegnante propone un tempo di “non fare” inteso ad ascoltare le sensazioni corporee lasciate dalla postura. Questo stato crea “apertura” nel corpo e porta naturalmente l’esperienza dell’alchimia di sthira-sukha.

Pratica intensa e distacco interiore (abhyāsa e vairāgyā)

Patanjali ci dà (nel capitolo I, aforisma 12 dello yoga-Sutra) lo sfondo di qualsiasi pratica yoga: abhyasa vairāgyābhyām tan nirodhah (attività mentale caratterizzata da un’intensa pratica e dal distacco interiore). Abhyāsa è lo sforzo per persistere – sia che si tratti di una decisione, un’attività, ecc. – per un lungo periodo di tempo, con diligenza e con tutto il cuore. Vairāgyā è la mancanza di attaccamento per i frutti di tale sforzo. Questo distacco è la chiave che ci può estrarre dalla logica volontaristica, dalla necessità di controllo e dall’ottenimento dei risultati.